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12 marzo 2013

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3 febbraio 2009

La Qualità di un Testo



Abbiamo già osservato nel post precedente come, nel giudicare se un messaggio risulti chiaro o meno, non si possa prescindere dalla capacità di comprensione del destinatario.



 

Da adesso in poi ci interesseremo in maggior misura di un’entità comunicativa ben precisa: il testo, come può esserlo una citazione a testimoni per udienza penale oppure una lettera del Ministero delle imposte. Spieghiamoci meglio: testi prodotti entro un contesto di comunicazione giuridica o burocratica da un emittente e decodificati da un ricevente. 

   Ma facciamo prima due considerazioni:
 
   Anzitutto, l’emittente in questione scrive in qualità dell’istituzione governativa che rappresenta. Pertanto è tenuto a conformarsi allo stile dell’organizzazione per la quale lavora e deve rispettare le direttive che riceve dai suoi superiori.
   In secondo luogo, dire destinatario è riduttivo. I destinatari, vale a dire i cittadini, hanno atteggiamenti, conoscenze, necessità e competenze diverse. Inoltre, quotidianamente ogni cittadino riceve materiale informativo cartaceo per posta che può non interessarlo. Di conseguenza sviluppa una sorta di resistenza all’informazione

   Ecco perché assumono particolare importanza aspetti come il dosaggio delle informazioni e la loro giusta organizzazione nel testo
   Ma ritorniamo al messaggio, ossia al testo. Anche il concetto di qualità testuale, così come abbiamo osservato per il concetto di chiarezza, sembra essere piuttosto vago.
A tale proposito si rivela interessante la proposta di Jan Renkema, professore della Tilburg University, il quale, nell’ambito di un progetto di ricerca sull’efficacia della campagna di comunicazione verso i cittadini sviluppata dal Ministero delle imposte olandese, ha elaborato un modello analitico e sistematico per valutare la qualità di un testo.


Criteri per valutare la Qualità di un testo: the CCC - Model
Nella prospettiva del ccc – model, questo il nome del modello, la qualità di un testo è strettamente vincolata al raggiungimento degli scopi che il testo si propone.
In pratica, si procede attraverso 15 evaluation points (momenti di valutazione) che si basano su tre criteri essenziali: corrispondenza, coerenza e correttezza.
Per corrispondenza si intende che la qualità di un testo è accettabile solo se l’emittente raggiunge i suoi obiettivi e se vengono soddisfatte le aspettative del ricevente. Nella ricerca dell’equilibrio tra emittente e destinatario abbiamo diverse alternative. Questo spiega il secondo criterio: la coerenza. La qualità di un testo dipende molto dall’abilità di chi scrive di essere coerente con le scelte fatte (struttura, terminologia, impaginazione). Il terzo criterio, la correttezza, impone che il testo non contenga errori, nella forma e nel contenuto.
I tre criteri si applicano ai cinque livelli tradizionali di analisi testuale: tipo di testo, contenuto, struttura, terminologia e presentazione

   Così per esempio se dovessimo valutare il contenuto di una lettera di risposta, inviata ad un cittadino che in precedenza chiedeva delucidazioni sulla detrazione di particolari tipi di imposte, diremmo che, per quanto riguarda il criterio di corrispondenza, la lettera debba rispondere in modo adeguato alle domande rivolte dal cittadino all’ufficio. Allo stesso modo, per quanto riguarda i criteri di coerenza e di correttezza, la lettera deve essere priva di contraddizioni e le risposte devono essere fornite senza errori.
   Tirando le somme, non possiamo non ravvisare alcuni limiti nel modello, come per esempio l’assenza di parametri che ci mettano in condizione di stabilire a priori se per esempio la terminologia scelta nella produzione del testo sia appropriata o meno. Probabilmente, per stabilire se le informazioni contenute da un testo siano sufficienti, dovremmo affidarci al giudizio di chi riceve il messaggio.
   Tuttavia bisogna riconoscere il valore del modello di Renkema. È nello stesso approccio dello studioso. Finalmente vengono prese in seria considerazione le aspettative ed i bisogni dei destinatari di una comunicazione.
Il sito ufficiale di Jan Renkema.

28 gennaio 2009

Come parlano i Burocrati


   La quasi totalità dei tecnicismi specifici che incontriamo nella lingua della burocrazia sono presi in prestito da altre lingue speciali, dato che spesso capita che un testo burocratico debba dare disposizioni su diversi ambiti professsionali. Per esempio in una frase come potrà conferire il TFR maturando ad una forma pensionistica complementare, l’acronimo TFR è preso in prestito dal diritto del lavoro.

   Al contrario proliferano i tecnicismi collaterali. L’uomo di scrivania, tra le varie alternative a disposizione, si orienta sempre verso quel termine che gli sembra più dotto e lontano dal comune. Dirà espletare (anziché svolgere). Dirà entro e non oltre (sarebbe sufficiente entro). Dirà colonnina di mercurio (e non termometro). Alcune volte la ricerca del sinonimo, della forma colta, può portare a risultati quasi impensabili. Beccaria (1992) racconta di un dirigente di banca che

  “si trovò a scrivere una lettera di raccomandazione, e dovendo scegliere una parola per designare il suo protetto nella situazione di colui che’ domanda’, esitò tra richiedente, istante, postulante, e finì per buttarsi sul latinismo, il petente, senza preoccuparsi delle allusioni sgradevoli suggerite dal nobilissimo vocabolo.”
   Ricorrono, con una frequenza piuttosto alta, sostantivi derivati verbi, con suffisso zero come per esempio bonifico, esubero, convalida. Ma accade anche il contrario, ossia verbi che derivano da sostantivi come per esempio disdettare da dare disdetta.
La tendenza di “substantivieren” si registra anche nella lingua tedesca: Einleitungserlaubnis deriva dall’espressione zu erlauben, dass etwas eingeleitet werden darf.
   Inoltre, abbondano nei testi burocratici espressioni e fraseologie ridondanti come per quanto attiene e si darà luogo all’ascolto. Similmente in tedesco spesso si utilizza il suffisso –nahme, come in Aus Rücksichtnahme auf die Anlieger…, preferita alla forma più semplice Mit Rücksicht auf die Anlieger.
   Gli aspetti morfosintattici messi in evidenza nella descrizione dello stile espositivo giuridico valgono anche per i testi burocratici. Si impongono le forme impersonali (si ritiene, si riscontra, si dispone) e, per quanto riguarda la scelta dei modi verbali, ricorrono spesso l’infinito (a decorrere da), il gerundio (utilizzando il fac-simile allegato) e il participio (modulo contenente le informazioni, preso atto).
   Sintatticamente il burocrate preferisce esprimersi con periodi complessi e molto lunghi, ricchi di informazioni compattate in più frasi subordinate come per esempio il versante deve compilare in tutte le sue parti, purché con inchiostro nero o nero-bluastro.
   Concludiamo con un esempio tratto da un brano di Italo Calvino che presenta le caratteristiche della lingua della burocrazia, evidenziandone il peccato principale: il terrore semantico, per dirla con le parole dello stesso Calvino, cioè la fuga di fronte ad ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato. Il burocrate si rifiuta di chiamare le cose ciascuna col suo nome. Ecco un frammento del brano:

   Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo pù preciso e senza una parola di troppo:”Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata”. Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione:”Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di avere effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante”.