Visualizzazione post con etichetta semplificazione del linguaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta semplificazione del linguaggio. Mostra tutti i post

8 marzo 2013

Dalle vecchie alle nuove Zeugenladungen

    “Das Unbehagen, das mit einer Zeugenladung einhergeht, führt immer mehr zu einem verbreiteten Unwillen, überhaupt bei Gericht zu erscheinen, sich gewissenhaft mit den Zeugenpflichten auseinanderzusetzen und sich in die Rolle hineinzuversetzen, die ein Zeuge auszufüllen hat, nämlich die, dem Gericht mit seiner Aussage bei der Wahrheitsfindung behilflich zu sein. Immer mehr häufen sich - auch in alltäglichen Verfahren - Telefonanrufe und Schreiben von Zeugen, die ihren Unwillen und ihr Desinteresse, bei Gericht zu erscheinen, deutlich machen. Diese Problematik bedeutet nicht nur eine Belastung der Abteilung vor Hauptverhandlungsterminen, sondern stellt auch eine Gefahr für die Wahrheitsfindung dar. Es steht außer Frage, dass ein schlecht motivierter oder ängstlicher, verunsicherter Zeuge nicht die Rolle einnehmen kann, die ihm im Strafprozess zugewiesen ist.” 

   Nel brano, citato dalla relazione finale della commissione, è spiegato che il disagio creato a chi riceve una citazione a testimoni provoca nel soggetto una sorta di risentimento a collaborare con l’autorità giudiziaria. 
   Un testimone che sia demotivato, timoroso ed insicuro difficilmente è in grado di . adempiere i compiti che gli vengono assegnati in un processo penale. Normalmente le autorità giudiziarie penali contattano i testimoni nel caso ci sia il bisogno di una loro deposizione nel dibattimento in tribunale. 
   Se ci basiamo sull’assistenza che un testimone si aspetta dalla Giustizia, giudichiamo che i moduli di citazione a testimoni usati comunemente non soddisfano le aspettative del destinatario. Soprattutto se si considera la situazione di un testimone: in pratica gli si chiede di collaborare alla soluzione di un caso nel quale probabilmente non sono coinvolti direttamente i suoi di interessi; gli si chiede di collaborare in nome della giustizia.

28 gennaio 2009

Come parlano i Burocrati


   La quasi totalità dei tecnicismi specifici che incontriamo nella lingua della burocrazia sono presi in prestito da altre lingue speciali, dato che spesso capita che un testo burocratico debba dare disposizioni su diversi ambiti professsionali. Per esempio in una frase come potrà conferire il TFR maturando ad una forma pensionistica complementare, l’acronimo TFR è preso in prestito dal diritto del lavoro.

   Al contrario proliferano i tecnicismi collaterali. L’uomo di scrivania, tra le varie alternative a disposizione, si orienta sempre verso quel termine che gli sembra più dotto e lontano dal comune. Dirà espletare (anziché svolgere). Dirà entro e non oltre (sarebbe sufficiente entro). Dirà colonnina di mercurio (e non termometro). Alcune volte la ricerca del sinonimo, della forma colta, può portare a risultati quasi impensabili. Beccaria (1992) racconta di un dirigente di banca che

  “si trovò a scrivere una lettera di raccomandazione, e dovendo scegliere una parola per designare il suo protetto nella situazione di colui che’ domanda’, esitò tra richiedente, istante, postulante, e finì per buttarsi sul latinismo, il petente, senza preoccuparsi delle allusioni sgradevoli suggerite dal nobilissimo vocabolo.”
   Ricorrono, con una frequenza piuttosto alta, sostantivi derivati verbi, con suffisso zero come per esempio bonifico, esubero, convalida. Ma accade anche il contrario, ossia verbi che derivano da sostantivi come per esempio disdettare da dare disdetta.
La tendenza di “substantivieren” si registra anche nella lingua tedesca: Einleitungserlaubnis deriva dall’espressione zu erlauben, dass etwas eingeleitet werden darf.
   Inoltre, abbondano nei testi burocratici espressioni e fraseologie ridondanti come per quanto attiene e si darà luogo all’ascolto. Similmente in tedesco spesso si utilizza il suffisso –nahme, come in Aus Rücksichtnahme auf die Anlieger…, preferita alla forma più semplice Mit Rücksicht auf die Anlieger.
   Gli aspetti morfosintattici messi in evidenza nella descrizione dello stile espositivo giuridico valgono anche per i testi burocratici. Si impongono le forme impersonali (si ritiene, si riscontra, si dispone) e, per quanto riguarda la scelta dei modi verbali, ricorrono spesso l’infinito (a decorrere da), il gerundio (utilizzando il fac-simile allegato) e il participio (modulo contenente le informazioni, preso atto).
   Sintatticamente il burocrate preferisce esprimersi con periodi complessi e molto lunghi, ricchi di informazioni compattate in più frasi subordinate come per esempio il versante deve compilare in tutte le sue parti, purché con inchiostro nero o nero-bluastro.
   Concludiamo con un esempio tratto da un brano di Italo Calvino che presenta le caratteristiche della lingua della burocrazia, evidenziandone il peccato principale: il terrore semantico, per dirla con le parole dello stesso Calvino, cioè la fuga di fronte ad ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato. Il burocrate si rifiuta di chiamare le cose ciascuna col suo nome. Ecco un frammento del brano:

   Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quello che ha da dire nel modo pù preciso e senza una parola di troppo:”Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata”. Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione:”Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di avere effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante”.

23 gennaio 2009

Burocrazia e Burocratese

   “[…] scegli fra tutto il popolo uomini capaci, timorati di Dio, leali, sdegnosi di lucro; e stabiliscili sul popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine, affinché rendano giustizia al popolo in ogni occorrenza: e riferiscano a te soltanto le questioni di maggior importanza, ma risolvano essi stessi le cause più piccole […]”(Vecchio Testamento, Libro dell’esodo, 18,20 – 18,23.)

   L’idea di organizzazione burocratica la scoviamo in una delle fonti più antiche dell’umanità, e in particolare in uno dei consigli che Mosè riceve da suo suocero, Jethro, nel Vecchio Testamento. E tanto antica quanto la stessa burocrazia sembrerebbe essere la critica indirizzata ad essa. Lo stesso termine burocrazia è marcato piuttosto negativamente. La burocrazia quasi ci disturba, come fosse un condomino antipatico che siamo comunque costretti ad incontrare ogni mattina per le scale.


   In effetti la nostra vita pare essere gestita e continuamente assistita da una macchina onnipresente, vincolata a regole ben precise.
   In epoca moderna lo stato ha iniziato a dotarsi di un proprio apparato di dipendenti, dapprima assai contenuto, ma poi via via crescente, fino a divenire negli ultimi decenni un articolatissimo complesso di addetti alla pubblica amministrazione.


   La lingua della burocrazia è di conseguenza la lingua dello stato. Eppure l’etichetta lingua della burocrazia o linguaggio burocratico-amministrativo, come viene spesso definita, continua ad apparirci una realtà poco circoscritta. . Dichiarazioni di assunzione, estratti conto, moduli di tutti i tipi, verbali di contestazione (multe), bandi di concorso, circolari ministeriali e non, avvisi ai cittadini, sono testi che, nonostante la diversità dei messaggi che veicolano, fanno parte della comunicazione intesa come burocratica. Ciò che li accomuna è la presenza di alcune scelte linguistiche.

 
   L’apparato burocratico si regge sulle leggi dello stato, per cui il linguaggio burocratico è direttamente legato alla lingua del diritto. In molti lo considerano una sorta di parente povero, o caricaturale del linguaggio giuridico. Conserva la stessa inclinazione che ha la lingua del diritto per la precisione, l’impersonalità e l’obiettività del proprio stile espressivo. In più, il burocrate segue soprattutto due comandamenti: rispettare i criteri di ufficialità e uniformità. Significa seguire le formule prescritte dall’autorità competente e garantire l’uniformità delle procedure e delle interpretazioni, motivo per il quale il linguaggio burocratico si presenta come una varietà di lingua immobile, scarsamente orientata ad accogliere innovazioni e cambiare la propria veste linguistica.


   Capita però, esclusi alcuni casi singolari, che nella comunicazione tra istituzioni di qualsiasi genere e cittadino lo stile oggettivo, impersonale ed ufficiale venga esasperato, amplificato a tal punto da creare inutili ed ingiustificabili barriere alla comprensione. Il passo è breve, anzi brevissimo. Impersonalità ed ufficialità diventano agli occhi del profano oscurità, artificiosità e anonimato. Ecco che, anche a causa della sua più forte ricaduta sulla vita di tutti i giorni, da diversi decenni si contano diversi tentativi di semplificazione del linguaggio burocratico-amministrativo, ma di questo parleremo più avanti. Invece elenchiamone brevemente le caratteristiche, o i peccati (dipende dalla prospettiva che intendiamo assumere).
.

21 gennaio 2009

Comunicare con Chiarezza


   
Comunicare è facile. Anzi, è facilissimo. Chiunque lo sa fare.
   

Ma farlo con efficacia, con chiarezza e farsi capire può diventare estremamente complicato. Lo è soprattutto in ambienti specialistici o settoriali, come quello giuridico o burocratico-amministrativo, che hanno una forte ricaduta sulla vita di tutti i giorni. In questi ambiti, gli addetti ai lavori utilizzano linguaggi specialistici, caratterizzati da scelte lessicali, morfosintattiche e testuali comuni. In tal modo, infatti, le informazioni sono trasmesse in modo ottimale.
   

   Eppure, sia il diritto che la burocrazia, per la loro stessa essenza, non possono non rivolgersi a tutti. Nel rivolgersi a tutti però il linguaggio utilizzato resta quello usato abilmente da pochi specialisti. Pensiamo alle leggi: il diritto domina attraverso le leggi. Le leggi esistono per tutti e riguardano tutti. Ma sono scritte in un linguaggio che tutti siamo in grado di comprendere?
   I prossimi interventi in italo-germanico vogliono tentare una breve e rispettosa descrizione delle peculiarità linguistiche della lingua del diritto (con un’occhiatina alla lingua della burocrazia).
   Perché, al comune cittadino, testi giuridici e burocratici sembrano essere scritti in un linguaggio oscuro ed astratto? E perché avvocati, giuristi e impiegati della pubblica amministrazione non si sforzano a semplificare quei linguaggi a cui hanno accesso solo pochi privilegiati? E anche se tendiamo a darlo per scontato ( e quindi trascuriamo), chiediamoci cosa significhi chiarezza? Quindi in base a quali criteri giudichiamo la qualità di un testo?


   A queste domande tenterà italo-germanico di rispondere con una serie di post. 

   E per evitare che le nostre deduzioni restino concetti campati in aria, analizzeremo un caso pratico e tangibile: la riscrittura delle Zeugenladungen (citazioni a testimoni), progetto al quale ha lavorato alcuni anni fa in Germania una commissione formata in gran parte da esperti di diritto, trovando soluzioni esemplari di semplificazione.