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29 gennaio 2009

Tecnicità o Chiarezza ?


La necessità di precisione e specializzazione

   Normalmente quando comunichiamo nella vita di tutti i giorni lo facciamo in modo soggettivo, ossia osservando e descrivendo la realtà dal nostro personalissimo punto di vista. 

   Spesso attribuiamo alle parole un valore connotativo, ossia giocano un ruolo fondamentale le piccole sfumature di senso che le parole acquisiscono in aggiunta al loro significato base. 

   Sono ammesse le ambiguità, ossia l’ambivalenza semantica.

   Ma la lingua di tutti i giorni non è adatta ad esprimere una materia come il diritto, che è oggettivo e deve assicurare la certezza del diritto. La lingua comune non dispensa obblighi; non ha quell’efficacia giuridica che il diritto pretende. Pertanto è necessario creare una lingua “artificiale” che dia alle parole una valenza giuridica. La terminologia giuridica funziona, e senza di essa sarebbe inimmaginabile riuscire a soddisfare pienamente i fini e i compiti che la materia diritto ha.
   Analogamente lo stile impersonale, ufficiale ed uniforme che contraddistingue la lingua della burocrazia è funzionale alla prassi lavorativa di un ufficio pubblico, dove ogni disbrigo avviene in modo rigorosamente oggettivo, senza riguardo alla persona.


   Dunque la comunicazione specialistica, nel nostro caso quella che si sviluppa in ambito giuridico e burocratico, non pùo prescindere da un lessico specialistico e neanche da scelte linguistiche che si manifestano a livello morfosintattico e testuale. In ogni disciplina o ambito professionale le informazioni devono essere trasmesse in modo ottimale, ossia senza perdità di tempo o energia.
   Tuttavia in nessun altro ambito come in quello giuridico e burocratico, nella comunicazione sono coinvolti i non addetti ai lavori: i cittadini. E nel prossimo post vedremo i problemi che comporta.
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22 gennaio 2009

Avvocati, Diritto e Lingua


   “Tesoro, voglio lo scioglimento del nostro matrimonio perché ho accertato l’impossibilità di mantenere o ricostituire la nostra comunione spirituale e materiale.”

   (Legge sul Divorzio, 1° dicembre 1970 n. 898.)


   Con un po’ di immaginazione ed ironia questo è il messaggio scritto che l’avvocato Lo Bello ha lasciato questa mattina a sua moglie, mentre lei ancora dormiva.

   Facciamo due considerazioni: l’avvocato Lo Bello vuole separarsi da sua moglie; l’avvocato Lo Bello non è un bravo comunicatore, almeno, in questa circostanza non lo è stato.
   Non ci chiederemo perché l’uomo Lo Bello non sia più innamorato di sua moglie. Ci chiederemo invece perché sua moglie abbia avuto difficoltà nella comprensione di quel messaggio. La signora Lo Bello avrebbe preferito che suo marito si fosse rivolto a lei in modo meno astratto, meno generico, più personale. Che si fosse espresso in modo chiaro insomma.
   Ma il nostro Lo Bello è un avvocato. Parla la lingua del diritto,ossia, come le descrive Sobrero (1993), una delle “cosiddette lingue speciali, che sono utilizzate per comunicare determinati argomenti, legati a particolari attività lavorative e professionali...”.Grandi domini come l’economia, la politica, l’arte, la moda, e appunto il diritto, descrivono la realtà, la influenzano e soprattutto vi intervengono, utilizzando i propri linguaggi.

   Ma a quale ambito ci riferiamo quando parliamo di diritto?

   Definire l’area di significato e quindi di fenomeni relativi a questa materia non è semplice.  

   Nella filosofia del diritto è una delle questioni centrali in quanto da ogni possibile definizione del concetto di diritto deriverebbe anche la chiave di comprensione dei fenomeni giuridici.Tuttavia un’analisi delle varie correnti della filosofia del diritto contemporanea, con riferimento alla definizione di diritto che propongono, non è imprescindibile nella prospettiva di questo blog. Cerchiamo invece di trovare una definizione minima, che colga il senso ordinario, forse approssimativo, attribuito alla parola “diritto” nella nostra cultura. Scomodiamo Kant, che definisce il diritto come:

   “L'insieme delle condizioni che consentono all'arbitrio del singolo di coesistere con l'arbitrio degli altri."

   Vale a dire, il diritto è l’insieme delle regole che disciplinano i rapporti sociali in una società; pertanto è indispensabile nella vita di uno stato, poiché, risolvendone i conflitti, permette una vita ordinata ai cittadini. Deciderà se, come e quando l’avvocato Lo Bello potrà separarsi da sua moglie. Il diritto, attraverso le leggi, domina la nostra vita e soprattutto, riguarda tutti.

   L’estensione particolarmente ampia che distingue il diritto da molte altre discipline si riflette inevitabilmente anche sulla lingua del diritto; di conseguenza non avrebbe nessun senso tentare di individuarne i confini precisi.

  Dunque il diritto si presenta da un lato come un insieme di fatti, dall’altro come un linguaggio. 

  Risulta persino difficile cercare di immaginare il diritto senza pensare al linguaggio che lo esprime. In sostanza, i contenuti di leggi, di sentenze, di arringhe difensive o accusatorie , di atti di citazione e di tutte le azioni legali che formano la prassi giudiziaria si realizzano mediante il linguaggio verbale. Nessuna meraviglia allora se Serianni (2003) afferma che “in nessun altro linguaggio settoriale la lingua ha tanta importanza quanta ne ha nel diritto”. 
   E in nessun altro linguaggio settoriale la questione della lingua è tanto problematica e delicata quanto lo è nel diritto, ci sentiamo di aggiungere noi.

21 gennaio 2009

Comunicare con Chiarezza


   
Comunicare è facile. Anzi, è facilissimo. Chiunque lo sa fare.
   

Ma farlo con efficacia, con chiarezza e farsi capire può diventare estremamente complicato. Lo è soprattutto in ambienti specialistici o settoriali, come quello giuridico o burocratico-amministrativo, che hanno una forte ricaduta sulla vita di tutti i giorni. In questi ambiti, gli addetti ai lavori utilizzano linguaggi specialistici, caratterizzati da scelte lessicali, morfosintattiche e testuali comuni. In tal modo, infatti, le informazioni sono trasmesse in modo ottimale.
   

   Eppure, sia il diritto che la burocrazia, per la loro stessa essenza, non possono non rivolgersi a tutti. Nel rivolgersi a tutti però il linguaggio utilizzato resta quello usato abilmente da pochi specialisti. Pensiamo alle leggi: il diritto domina attraverso le leggi. Le leggi esistono per tutti e riguardano tutti. Ma sono scritte in un linguaggio che tutti siamo in grado di comprendere?
   I prossimi interventi in italo-germanico vogliono tentare una breve e rispettosa descrizione delle peculiarità linguistiche della lingua del diritto (con un’occhiatina alla lingua della burocrazia).
   Perché, al comune cittadino, testi giuridici e burocratici sembrano essere scritti in un linguaggio oscuro ed astratto? E perché avvocati, giuristi e impiegati della pubblica amministrazione non si sforzano a semplificare quei linguaggi a cui hanno accesso solo pochi privilegiati? E anche se tendiamo a darlo per scontato ( e quindi trascuriamo), chiediamoci cosa significhi chiarezza? Quindi in base a quali criteri giudichiamo la qualità di un testo?


   A queste domande tenterà italo-germanico di rispondere con una serie di post. 

   E per evitare che le nostre deduzioni restino concetti campati in aria, analizzeremo un caso pratico e tangibile: la riscrittura delle Zeugenladungen (citazioni a testimoni), progetto al quale ha lavorato alcuni anni fa in Germania una commissione formata in gran parte da esperti di diritto, trovando soluzioni esemplari di semplificazione.

8 gennaio 2009

Fra il Dentro e il Fuori

Don Lorenzo Milani

"Io son sicuro che la differenza tra il mio figliolo e il vostro non è nella quantità né nella qualità del tesoro chiuso dentro la mente e il cuore, ma in qualcosa che è sulla soglia fra il dentro e il fuori, anzi è la soglia stessa: la Parola. I tesori dei vostri figlioli si espandono liberamente da quella finestra spalancata. I tesori dei miei sono murati dentro per sempre e isteriliti. Ciò che manca ai miei è dunque solo questo: il dominio sulla parola. Sulla parola altrui per afferrarne l'intima essenza e i confini precisi, sulla propria perché esprima senza sforzo e senza tradimenti le infinite ricchezze che la mente racchiude. […]
[…] Perché è solo la lingua che fa uguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli."
 l'educatore Don Lorenzo Milani